Amo scrivere, in modo totalmente anarchico, senza pressioni e senza scadenze.
Scrivo per lo più quando sono malinconica...

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Flavio Ciabattoni

scrittore emergente

Aprile 27, 2020.AliceChiara.6 Likes.0 Comments

Raccontaci di te

Sono Flavio, un ragazzo di 29 anni che dopo varie lauree tra Bocconi, Copenaghen e Istanbul, ha deciso di lasciare il suo lavoro di Insights Manager a Londra per viaggiare zaino in spalla in giro per il mondo. Ho fatto questa scelta. Durante l’università, vuoi o non vuoi, si viene a creare nella tua mente l’idea di lavorare a più non posso, sperando di fare il boom per poi godersi la vita. E se, quando sarò pronto a godermi la vita, avranno distrutto le piramidi, Machu Picchu sarà chiusa al pubblico e la Tailandia sarà seppellita sotto chili di plastica? Ci sono voluti millenni per costruire Aleppo e Palmira e soltanto pochi mesi per distruggerle…

 

Qual’e’ la motivazione che ti ha portato a scrivere?

Perché ogni singola persona a cui raccontavo le mie avventure, peripezie ed esperienze mi diceva: Flavio, devi scriverci un libro perché mi stai dicendo cose che meritano di essere raccontate a tutti.

Così ho deciso di partire con l’esperienza che più mi ha cambiato, il mio primo viaggio in solitaria, in Marocco, dove, zaino in spalla, ho vissuto il Ramadan con la gente del posto. È un diario senza filtri (quindi descrivo incontri con musulmani gay, scene di violenza domestica, e così via) che si sviluppa su più livelli, narrativo, storico e politico-filosofico; un infuso di idee che, a poco a poco, riga dopo riga, si inseriscono nella trama, lasciando piccoli semi di dubbio nel lettore. Europa, le migrazioni, il mediterraneo, l’Islam, la cultura occidentale, i confini, i diritti delle minoranze. Tutto è un dubbio, tutto è una speranza.

 

Parlaci del tuo libro: perché una persona dovrebbe leggerlo?

 

Perché penso che questo libro sia una combinazione di elementi piuttosto inedita: un ragazzo gay che viaggia nei paesi musulmani e che scrive un libro con l’idea di raccontare l’esperienza di un europeo che scopre la cultura arabo-musulmana e che, a fine lavoro, si ritrova tra le mani un testo che parla di un arabo-musulmano che scopre la cultura europea. Infatti, così come nel libro si visita la città blu, le madrase arabeggianti e le concerie colorate di Fes, le dune rosa pompelmo del Sahara, le gole rocciose di Tinghir e le oasi smeraldo Skoura, si riscopre anche la civiltà Fenicia, Cartagine, le guerre puniche, i Romani, i testi arabi di Averroè che hanno portato agli Europei il sapere di Aristotele. E le kasbe dorate della Valle del Draa, il respiro profondo dell’Atlantico e le delizie nascoste del Ramadan si mescolano con la metamorfosi di Apuleio, l’Odissea di Omero, le Confessioni di Sant’Agostino e le riflessioni della Fallaci.

Citando una delle recensioni “I libri di viaggio in quanto tali non mi appassionano tantissimo, soprattutto se si riducono solo a consigli e descrizioni di luoghi lontani. Qui però il libro è davvero vincente perché il viaggio che fa l’autore lo costringe a riflettere sulla sua condizione di Europeo, in contrapposizione al mondo arabo. In una delle frasi più belle del libro l’autore dice che il viaggio “non è mai un esplorazione, ma una riscoperta”; questa riscoperta è proprio delle radici comuni della nostra cultura con quella del nord africa, per vedere come ci siamo evoluti e come siamo rimasti simili.

 

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